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August 19
In questi giorni è stato ritrovato l’audio completo di questo discorso di Gandhi: oggi più che mai, un omaggio alla riflessione di tutti.
Discorso tenuto da Gandhi alla Conferenza delle relazioni interasiatiche, New Delhi, 2 aprile 1947. Traduzione e commento a cura di Tara Gandhi.
Signora Presidente e amici, non credo di dovermi scusare con voi per il fatto che sono costretto a parlare in una lingua straniera. Chissà se questi altoparlanti porteranno la mia voce fino ai confini di questo immenso pubblico. Quelli di voi che sono lontani possono alzare la mano, se sentono quello che dico? Sentite? Bene. Bene, se la mia voce non vi giunge, non è colpa mia, ma colpa degli altoparlanti. Quello che volevo dirvi è che non devo scusarmi. Non oso, visti tutti i delegati che si sono riuniti qua da tutta l’Asia, e gli osservatori – ho imparato questa parola pronunciata da un amico americano che disse: “Non sono un delegato, sono un osservatore”. Di primo impatto con lui, vi assicuro, pensavo venisse dalla Persia, ma ecco davanti a me un americano e gli dico: “Sono terrorizzato da te, e vorrei che mi lasciassi stare”. Potete immaginare un americano che mi lasci stare? Non lui e, quindi, ho dovuto parlargli. Quello che volevo dirvi è che il mio idioma per me madrelingua, non lo potete capire, e non voglio insultarvi insistendo su di esso. Il linguaggio nazionale, Hindustani, ci metterà tanto tempo prima di rivaleggiare con un linguaggio internazionale. Se ci deve essere rivalità, c’è rivalità tra francese e inglese. Per il commercio internazionale, indubbiamente l’inglese occupa il primo posto. Per discorsi e corrispondenza diplomatici, sentivo dire quando studiavo da ragazzo che il francese era la lingua della diplomazia e se volevi andare da una parte all’altra dell’Europa dovevi provare ad imparare un po’ di francese, e quindi ho provato ad imparare qualche parola di francese per riuscire a farmi capire. Comunque, se ci deve essere rivalità, la rivalità potrebbe nascere tra francese e inglese. Quindi, avendo imparato l’inglese, è naturale che faccia ricorso a questa parlata internazionale per rivolgermi a voi. Mi chiedevo di cosa dovessi parlarvi. Volevo raccogliere i miei pensieri, ma lasciate che sia onesto con voi, non ne ho avuto il tempo. Però ieri ho comunque promesso che avrei provato a dirvi qualche parola. Mentre venivo con Badshah Khan, ho chiesto un piccolo pezzo di carta ed una matita. Ho ricevuto una penna invece di una matita. Ho provato a scarabocchiare qualche parola. Vi spiacerà sentirmi dire che quel pezzo di carta non è qui con me. Ma questo non importa, ricordo cosa volevo enunciare, e mi sono detto: “I miei amici non hanno visto la vera India, e non ci stiamo incontrando in una conferenza nel cuore della vera India”. Delhi, Bombay, Madras, Calcutta, Lahore – queste sono tutte grandi città e quindi, hanno subito l’influenza dell’Occidente, sono state fatte, magari eccetto Delhi ma non New Delhi, sono state fatte dagli inglesi. Poi ho pensato ad un breve saggio – credo che dovrei chiamarlo così – che era in francese. Era stato tradotto per me da un amico anglo-francese, e lui era un filosofo, era anche un uomo altruista e diceva che mi aveva dato la sua amicizia senza che io lo conoscessi, perché lui parteggiava per le minoranze ed io rappresentavo, assieme ai miei connazionali, una minoranza senza speranze, e non solo senza speranze ma una minoranza disprezzata. Se gli europei del Sudafrica mi perdonano per quello che dico, eravamo tutti “coolies” [lavoratore non qualificato a basso costo]. Io ero un insignificante avvocato “coolie”. A quei tempi non avevamo dottori “coolie”, non avevamo avvocati “coolie”. Ero il primo nel campo. Ma sempre un “coolie”. Magari sapete cosa si intende con la parola “coolie” ma questo mio amico, si chiamava Krof – sua madre era francese, suo padre inglese – disse: “Voglio tradurre per te una storia francese”. Mi perdonerete, chi di voi sa la storia, se nel ricordarla faccio degli errori qua e là, ma non ci sarà nessun errore nell’avvenimento principale. C’erano tre scienziati e – ovviamente è una storia inventata – tre scienziati uscirono dalla Francia, uscirono dall’Europa alla ricerca della “Verità”. Questa era la prima lezione che mi aveva insegnato quella storia, che se bisogna cercare la verità, non la si trova su suolo europeo. Quindi, indubbiamente neanche in America. Questi tre grandi scienziati andarono in parti diverse dell’Asia. Uno trovò la strada per l’India e diede inizio alla sua ricerca. Raggiunse le cosiddette città di quei tempi. Naturalmente, ciò avvenne prima dell’occupazione inglese, prima anche del periodo Mughal, così è come ha illustrato la storia l’autore francese, ma visitò comunque le città, vide la gente delle cosiddette caste alte, uomini e donne, fino a che non si addentrò in un’umile casa, in un umile villaggio, e quella casa era una casa Bhangi, e trovò la verità che stava cercando, in quella casa Bhangi, nella famiglia Bhangi, uomo, donna, forse 2 o 3 bambini (lo dico come me lo ricordo) e poi lui descrive come la trovò. Tralascio tutto questo. Voglio collegare questa storia a quello che voglio dire a voi, che se volete vedere il meglio dell’India, dovete trovarlo in una casa Bhangi, in un’umile casa Bhangi, o villaggi simili, 700.000 come ci insegnano gli storici inglesi. Un paio di città qua e là, non ospitano neanche qualche crore [unità di misura indiana che equivale a 10 milioni] di persone. Ma i 700.000 villaggi ospitano quasi 40 crore di persone. Ho detto quasi perché potremmo togliere una o due crore che stanno in città, comunque sarebbero 38 crore. E poi mi sono detto, se questi amici sono qui senza trovare la vera India, per cosa saranno venuti? Ho poi pensato che vi pregherò di immaginare quest’India, non dal punto di vista di questo immenso pubblico ma per come potrebbe essere. Vorrei che leggeste una storia come questa storia dei francesi o altre ancora. Magari, qualcuno di voi vada a vedere qualche villaggio dell’India e allora troverà la vera India. Oggi farò anche questa ammissione: non ne sarete affascinati alla vista. Dovrete raschiare sotto i mucchi di letame che sono oggi i nostri villaggi. Non voglio dire che siano mai stati dei paradisi. Ma oggi sono veramente dei mucchi di letame; non erano così prima, di questo sono abbastanza certo. Non l’ho appreso dalla storia ma da quello che ho visto io stesso dell’India, fisicamente con i miei occhi; e io ho viaggiato da una parte all’altra dell’India, ho visto i villaggi, i miserabili esemplari dell’umanità, gli occhi senza vita, eppure sono l’India, e ciononostante in quelle umili case, nel mezzo dei mucchi di letame troviamo gli umili Bhangis, dove troverete un concentrato di saggezza. Come? Questa è una grande domanda. Bene, allora voglio illustrarvi un altro scenario. Di nuovo, ho imparato dai libri, libri scritti da storici inglesi, tradotti per me. Tutta questa ricca conoscenza, mi spiace dire, arriva qui da noi in India attraverso i libri inglesi, attraverso gli storici inglesi, non che non ci siano storici indiani ma neanche loro scrivono nella loro madrelingua, o nella loro lingua nazionale, Hindustani, o se preferite chiamarli due idiomi, Hindi e Urdu, due forme della stessa lingua. No, ci riferiscono quello che hanno studiato sui libri inglesi, magari gli originali, ma attraverso gli inglesi in inglese, questa è la conquista culturale dell’India, che l’India ha subito. Ma ci dicono che la saggezza è arrivata dall’Occidente verso l’Oriente. E chi erano questi saggi? Zoroastro. Lui apparteneva all’Oriente. Fu seguito dal Buddha. Lui apparteneva all’Oriente, apparteneva all’India. Chi ha seguito il Buddha? Gesù, di nuovo dall’Asia. Prima di Gesù ci fu Musa, Mosè, che apparteneva anche lui alla Palestina, ma verificavo con Badshah Khan e Yunus Saheb ed entrambi sostenevano che Mosè appartenesse alla Palestina, sebbene fosse nato in Egitto. Poi venne Gesù, poi Mohammad. Tutti loro li tralascio. Tralascio Krishna, tralascio Mahavir, tralascio le altre luci, non le chiamerò luci minori, ma sconosciute in Occidente, sconosciute al mondo letterario. In ogni modo, non conosco una singola persona che possa uguagliare questi uomini d’Asia. E poi cosa accadde? Il Cristianesimo, arrivando in Occidente, si è trasfigurato. Mi spiace dire questo, ma questa è la mia lettura. Non dirò altro al riguardo. Vi racconto questa storia per incoraggiarvi e per farvi capire, se il mio povero discorso può farvi capire, che lo splendore che vedete e tutto quello che vi mostrano le città indiane non è la vera India. Certamente, il massacro che avviene sotto i vostri occhi, mi dispiace, vergognoso come dicevo ieri, dovete seppellirlo qui. Il ricordo di questo massacro non deve oltrepassare i confini dell’India, ma quello che voglio voi capiate, se potete, è che il messaggio dell’Oriente, dell’Asia, non deve essere appreso attraverso la lente occidentale, o imitando gli orpelli, la polvere da sparo, la bomba atomica dell’Occidente. Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di “Amore”, un messaggio di “Verità”. Ci deve essere una conquista (applausi) per favore, per favore, per favore. Questo interferisce con il mio discorso, e interferisce anche con la vostra comprensione. Voglio catturare i vostri cuori, e non voglio ricevere i vostri applausi. Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole, e io credo che il mio lavoro sarà compiuto.Voglio lasciarvi con il pensiero che l’Asia debba conquistare l’Occidente. Poi, la domanda che mi ha fatto un mio amico ieri: “Se credevo in un mondo unico?”. Certo, credo in un mondo unico. Come posso fare diversamente, quando divento erede di un messaggio di amore che questi grandi, inconquistabili maestri ci hanno lasciato? Potete esprimere questo messaggio di nuovo ora, in questa era di democrazia, nell’era del risveglio dei più poveri dei poveri, potete esprimere questo messaggio con maggiore enfasi. Poi completerete la conquista di tutto l’Occidente, non attraverso la vendetta perché siete stati sfruttati, e nello sfruttamento voglio ovviamente includere l’Africa, e spero che quando vi reincontrerete in India la prossima volta ci sarete tutti: spero che voi, nazioni sfruttate della terra, vi incontrerete, se a quell’epoca ci saranno ancora nazioni sfruttate. Ho forte fiducia che se unite i vostri cuori, non solo le vostre menti, e capite il segreto dei messaggi che i saggi uomini d’Oriente ci hanno lasciato, e che se veramente diventiamo, meritiamo e siamo degni di questo grande messaggio, allora capirete facilmente che la conquista dell’Occidente sarà stata completata e che questa conquista sarà amata anche dall’Occidente stesso. L’Occidente di oggi desidera la saggezza. L’Occidente di oggi è disperato per la proliferazione della bomba atomica, perché significa una completa distruzione, non solo dell’Occidente, ma la distruzione del mondo, come se la profezia della Bibbia si avverasse e ci fosse un vero e proprio diluvio universale. Voglia il cielo che non ci sia quel diluvio, e non a causa degli errori degli umani contro se stessi. Sta a voi consegnare il messaggio al mondo, non solo all’Asia, e liberare il mondo dalla malvagità, da quel peccato. Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri, ci hanno lasciato.
M. K. Gandhi August 11
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BARBARA SPINELLI
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Una dichiarazione del Comitato Olimpico Internazionale, diffusa all’indomani della guerra fra Georgia e Russia, riassume molto bene l’epoca in cui viviamo e lo stato mentale che la caratterizza: stato fatto di cecità, ignoranza, stupidità militante, irresponsabilità. «Non è quello che il mondo vorrebbe in questo momento vedere», sentenzia a Pechino il Comitato, e forse non sa quanto è fedele al vocabolario dominante nei governi e nei giornali d’Occidente. Anch’essi non vogliono guardare quel che accade e di conseguenza non lo vedono: non da oggi, ma da decenni. Ci si dichiara delusi, traditi, come se le Olimpiadi non fossero state questo sempre, dalle tirannidi greche antiche fino ai Giochi di Hitler nel ’36: un intreccio di bellezza estatica e di brutture, un fascinoso mito d’armonia poggiato sul duro pavimento di realtà fratricide. Le Olimpiadi sono sempre state un mondo parallelo, e lungo i millenni non hanno mai sostituito il mondo effettivo anche se ne hanno raffigurato le illusioni: l’umanità naviga triste verso lidi di felicità fittizia nelle odi di Pindaro come nella modernità.
Le Olimpiadi del 2008 non sono state infangate. La stupidità umana è un fango che precede il mito anche quando se ne nutre, e la caucasica guerra estiva lo conferma: non si può neppure escludere che i bellissimi simboli d’unità a Pechino siano un’immagine insopportabile per il cuore geloso di Mosca, che vede l’impero cinese affermarsi e il proprio degenerare. Al momento tuttavia Putin sembra vincente.
La Georgia non pare aver ripreso i territori che ritiene suoi e si ritira, Washington che era il principale alleato di Tbilisi cerca di negoziare soluzioni Onu accettabili per Putin. Vacilla infine la strategia occidentale alle periferie russe: l’incorporazione nella Nato di Georgia e Ucraina s’allontana.
Sono quasi vent’anni che non vediamo, non ci prepariamo, non pensiamo veramente la fine dell’impero sovietico. Quest’intermezzo era colmo di premonizioni ma l’abbiamo traversato con occhi bendati e idee defunte: con reminiscenze di Hitler e dei cedimenti democratici del ’38, con lo spirito resuscitato del ’14-’18 e dell’autodeterminazione dei popoli. In questi anni la mondializzazione ha messo le radici, accelerata da Cina e India, ma nessuno strumento è stato apprestato per governarla. L’unica bussola resta il predominio unilaterale americano, la sua presenza sempre più estesa in zone strategiche ricche di petrolio e gasdotti. L’unica lente attraverso cui si guarda il reale è quella dell’equilibrio delle potenze, della balance of power che gioca un nazionalismo contro l’altro. Clinton non è Bush junior ma il suo atteggiamento, come quello di Bush padre, non fu diverso. La fame di controllo sul Caucaso ha accomunato tre presidenze Usa, spegnendo i primi passi russi verso il post-nazionalismo e accrescendo nei suoi dirigenti il senso di umiliazione, offesa, risentimento.
In questa vecchia politica si mescolavano due ideologie. La prima immaginava un mercato mondializzato che poteva fare a meno della politica proprio mentre si moltiplicavano nel mondo conflitti più che mai politici su risorse e petrolio. La guerra in Iraq è stata l’acme del Grande Gioco attorno alle risorse, cui si sono aggiunte le interferenze nel Caucaso, la Nato usata come gingillo di potenza, le basi militari insediate in Asia centrale durante le guerre anti-terrore. La seconda ideologia è il nazionalismo etnico, che è riemerso nel pensiero occidentale cancellando la lezione di due guerre mondiali catastrofiche. L’aggressione serba contro i separatismi jugoslavi è sfociata in una guerra che ha visto l’Occidente intervenire a giusto titolo per evitare carneficine ma senza idea alcuna sulle società multietniche da ricostruire. I cedimenti mentali si sono susseguiti: si cominciò con l’appoggio a nazioni omogenee (l’accordo di Dayton suddivise la Bosnia in tre clan etnici) e si finì con il beneplacito alla secessione del Kosovo nel 2008. La sconfitta Usa ed europea ha inizio allora: se il mondo ragiona come nel ’14, non stupisce che anche Putin manipoli le etnie a proprio vantaggio.
Ora ci si indigna tutti sorpresi, ma quel che succede è una logica conseguenza di queste resuscitate idee defunte. E non voler vedere serve a poco, perché il non-visto esiste pur sempre e non eclissa colpe, omissioni, follie che sono di tutti. Non eclissa innanzitutto le colpe del Presidente georgiano, al potere dopo la Rivoluzione delle Rose del 2003. Il regista Otar Iosseliani, intervistato da La Repubblica, lo chiama «un folle, nel senso letterale del termine»: «Siamo nelle mani di un uomo che non ha la minima idea di come si governa ed è in preda al suo delirio di onnipotenza. È evidente che si è fatto prendere dal panico, abboccando alle provocazioni della Russia». Non meno folle è Putin, «anche se molto più intelligente»: non vuol rassegnarsi alla perdita dell’Urss, non ha mai accettato la sovranità della Georgia. Sono anni che eccita Abkhazia e Ossezia del Sud, ai confini georgiani, russificandole. Quasi tutti gli osseti del Sud hanno ottenuto in questi anni passaporti da Mosca e da Mosca sono tutelati.
Una debole tregua era stata instaurata, ai tempi di Shevardnadze presidente georgiano ed ex ministro degli Esteri di Gorbaciov. Truppe di interposizione erano state schierate nella regione - sulla base d’un accordo russo-georgiano stipulato il 24 giugno ‘92 - composte da russi, georgiani, osseti. È questo ordine che il nuovo presidente georgiano ha violato, aggredendo l’Ossezia del Sud e ignorando due referendum favorevoli all’indipendenza. È probabile non abbia agito da solo, e che nella sua follia ci sia del metodo. È il metodo di chi si sente spalleggiato, se non istigato. Alle sue spalle c’è un’America che mira a un’egemonia senza saperla esercitare; che da anni addestra militari georgiani, finanzia il nazionalismo di Tbilisi, promette l’adesione alla Nato più per accendere incendi che per spegnerli. È la crescente presenza Usa nel Caucaso e in Asia centrale che ha spinto anche il Cremlino alla follia. Senza l’appoggio Usa, Saakashvili sarebbe stato meno avventurista. Il suo metodo è l’attacco bellicoso, visto come sostituto della politica. Nato e Unione Europea sono per lui non strumenti di pacificazione, ma attrezzi di guerra.
Infine c’è l’irresponsabilità, vasta, dell’Europa. Sono anni che alle sue periferie si guerreggia, e ancora non ha preso forma un pensiero forte, convincente per Mosca e le nazioni che per secoli erano nella sfera d’influenza russa. Fra l’offerta d’adesione e l’indifferenza c’è il nulla, e il continuo tergiversare facilita ogni sorta di provocazioni. Non solo: l’adesione è offerta sbadatamente, dimenticando le radici ideali dell’Unione. Si appoggia la sovranità georgiana, ma senza spiegare che la sovranità in Europa non è più assoluta. Si permette al leader georgiano di usare la bandiera europea, e di stravolgerla. Per Saakashvili essa è un arma, più che un ponte. La cultura dell’Unione è del tutto assente nel suo ragionare, e di simile ignoranza gli europei non sono incolpevoli. A Tbilisi come a tanti dirigenti dell’Est non è stato detto che nazionalismo e irredentismo non sono più di casa nella comunità europea, né le Riconquiste che violano tregue. Putin non è d’accordo ma lui, almeno, non sventola la bandiera dell’Unione quando parla. Iosseliani ne è certo: «L’esercito georgiano è convinto di poter vincere, perché immagina di avere alle spalle la comunità internazionale e perché la comunità internazionale lo ha illuso. Così la Georgia si trasformerà in una piazza d’armi che si estenderà all’Abkhazia e poi all’Ucraina, e dove si combatteranno indirettamente le due superpotenze, Russia e Stati Uniti». La guerra è ancora in corso, anche se la sua macchina magari si fermerà un po’. Al posto di guida, intanto, c’è la forza di Putin: forza militare, forza di ricatto energetico, forza di chi scruta il nostro vuoto e non è portato a far altro che profittarne. |
Articolo Tratto da"La Stampa"
Invito tutti in vista degli ultimi avvenimenti(Tibet e Georgia)a scrivere un intervento sul proprio blog scrivendo una riflessione o semplicemente incollando un articolo come ha fatto il sottoscritto.
Dietro la guerra ce sempre qualche motivo che ovviamente non viene dichiarato dai vari Putin ,Bush e compagnia bella e secondo me è squallido far morire migliaia di persone per i propri scopi personali.La guerra non è mai giusta e ce sempre qualcuno che la inizia e che costringe qualcun altro a farla per difendersi.
Ricordatevi che la vera vittoria è la PACE...la guerra è la sconfitta della dignità dell'uomo!!!!!!!!
August 09 Dopo una settimana incredibile sono tornato...settimana, di delirio di cazzeggio, di stronzate...frase caratteristica di questa settimana : "CIAAA!!!!!!"...in questo periodo di vacanza mi sono reso conto di quanto è stupido mio fratello!!!!Ne sono rimasto sbalordito!!!!!!fra poco si va a limone dalla mia topolona wow!!!!!NN vedo l ora!!!!!! August 01 IO me ne vado una settimana a Ponte Di Legno with my friends!!!!!!Una settimana di puro cazzeggio e di puro divertimento!!!!!!Un saluto a tutti!!!!!! Ci vediamo fra una settimana!!!!! July 29
I bianchi, i neri, la religione il pessimismo della ragione la foto di gruppo, il primo giorno di scuola liberta di movimento, liberta di parola le otto principesse e i settecento nani le armi gli scudi, i diritti umani i corvi che gracchiano "rivoluzione"!! però non c'e' pietà e non c'e' compassione il sangue si coagula sul pavimento si inceppa l'articolazione del movimento la voce che balbetta la speranza che inciampa la capra che crepa la capra che campa la giornalista scrittrice che ama la guerra perchè le ricorda quando era giovane e bella amici e nemici, che comodita' villaggi di fango contro grandi citta'.
Salvami salvati salvaci salviamoci salvali salvati salvami salviamoli (x2)
Le reti i cancelli le zone rosse migliaia di croci milioni di fosse la nato la fao le nazioni unite seimiliarditrecentomilioni di vite dignita' dignita', una virtu' normale l'indifferenza e il piu' grave peccato mortale il mercato mondiale - il mercato rionale la croce del sud e la Stella polare il nasdaq che crolla, il petrolio che sale la borsa che scende, la borsa che sale la storia ci insegna che non c'e fine all'orrore la vita ci insegna che vale solo l'amore
Salvami salvati salvaci salviamoci salvali salvati salvami salviamoli (x2)
Il PIL - la ricchezza misurata in consumo la rete globale i segnali di fumo la riconversione dell'energia il colpo di coda dell'economia i microcomputer, le trasformazioni e noi sopra un ferro che ha ancora i pistoni le facce impaurite, la vita che vola lo stomaco, il fegato, il petto la gola peshawar, new york, sierra leone la poliza vita dell'assicurazione l'innocenza perduta, le ragioni di stato una sola potenza, un solo mercato un solo giornale, una sola radio e mille scheletri dentro l'armadio
Salvami salvati salvaci salviamoci salvali salvati salvami salviamoli (x2)
La storia ci insegna che non c'e' fine all'orrore la vita ci insegna che vale solo l'amore
Salvami salvati salvaci salviamoci salvali salvati salvami salviamoli (x2) July 23 So, so you think you can tell Heaven from Hell, blue skies from pain. Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil? Do you think you can tell?
And did they get you trade your heroes for ghosts? Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze? Cold comfort for change? And did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage?
How I wish, how I wish you were here. We're just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year, running over the same old ground. What have we found? The same old fears, wish you were here.
Allora , pensi di saper distinguere il paradiso dall'inferno? I cieli azzurri dal dolore? Sai distinguere un campo verde da una fredda rotaia d'acciaio? Un sorriso da un pretesto? Pensi di saperli distinguere? E ti hanno portata a barattare i tuoi eroi fantasmi? Ceneri calde con gli alberi? Aria calda con brezza fresca? Un caldo benessere con un cambiamento? e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra con il ruolo di protagonista in una battaglia? Come vorrei, come vorrei che fossi qui Siamo solo due anime sperdute Che nuotano in una boccia di pesci Anno dopo anno Corriamo sullo stesso vecchio terreno E cosa abbiamo trovato? Le solite vecchie paure Vorrei che fossi qui July 21
Sotto una palma al centro di Alexander Platz Ci siamo presi il nostro tempo per decidere Con la filosofia del grande Snaporaz Abbiamo scelto che non volevamo scendere Da questa giostra che ci fa girar la testa E che ci tiene in orbita
Dentro a una giungla sopra a un tetto di Parigi Mentre ammiravo le tue ali di farfalla Abbiamo immaginato di essere felici Come due bimbi proprietari di una stella
In una febbre tropicale al polo sud sognai i miei vecchi sorridenti in riva al mare Mentre guardavano la mia barca andare via Benedicendo la mia rotta dentro al cuore Perchè ogni tempo porta dentro un dispiacere Perchè ogni giorno porta dentro un pò d'amore Che ci tiene in orbita
Dentro un locale messicano di Shanghai Ho immaginato meno spreco di dolore Ho vista appesa al muro l'onda di Hokusai Mi ha ricordato che ogni cosa può cambiare Su questa giostra che ci fa girar la testa E che ci tiene in orbita
Doveva essere una serata di Rock 'N' Roll invece un pò per colpa nostra e un pò per colpa dello staff di quel locale squallido si è trasformato tutto in miscuglio di tensione e cose fatte male!!!!Chi sa il perchè quando organiziamo qualcosa noi non frega niente a nessuno e quel ke è peggio non ci portano neanche rispetto...gente ke sale in console e si mette a giocare con il mixer e mette su musica hardcore in un serata dove non centra niente...Ma stiamo scherzando!!??La ciliegina sulla torta è stato il "responsabile" della serata che ha detto:"Ma quand'è ke iniziano a suonare questi stronzi!?" fo de co!!!!!!Poi il ragazzo ke sta all entrata ha chiesto a stefano xke non ha portato nessuno...se fossi stato io al posto suo gli avrei detto di stare zitto xke lui lavora li da una vita e non ha mai portato nessuno e non ha mai messo in giro un fottuto flyer!!!!!Poi lo sapevano ke la serata doveva iniziare alle 22.30 , ma se noi non chiamavamo il dj x farci aprire gli altri arrivavano alle 10!!!!!Mi dispiace per i Lost Locks ke meritavano molto più di un locale squallidamente vuoto , e volevo fargli i complimenti x quello ke fanno e per come lo fanno!!!!Continuate Cosi!!!!Per questa volta non sputtanerò il locale e perciò non scriverò il nome in questo intervento...ma la prossima volta non esiterò a farlo!!!! July 19 Il CARROCCIO BRESCIANO RESTA DIETRO A QUELLO BERGAMASCO
Eccoci qui , dopo aver bevuto l'acqua del Po dall'ampolla , aver navigato sul Grande Fosso fino alla foce , aver insultato la signora veneta che esponeva "orgogliosamente" il tricolore , dopo aver acquistato una "zolla sacra" del prato di Pontida , dopo esserci incatenati al termoutilizzatore , inquinatore di Brescia , per evitare il rogo dei rifiuti Meneghini , dopo aver assicurato il popolo che i bimbi bresciani "Mai , sarebbero stati avvelenati dalla diossina campana".Eccoci qui , con la città assediata da tremila tonnellate di immondezza. A Bergamo invece niente , il padrone del partito Roberto Castelli docet . Il Carroccio bresciano resta dietro quello bergamasco e le catene per incatenarsi ai cancelli non le usano più nemmeno per attacarci il paiolo della polenta . Non possiamo che cantare la filastrocca dei “poveri leghisti legati alle proprie catene” e sperare che le chiavi dei lucchetti non le tengano solo Bossi , Maroni e Castelli . Intanto sul Carroccio bresciano salgono da vincitori i Formigoni e i Cavalli di turno ostentanti il Guerriero di Pontida . Tristissima Lega .
Luciano Agliardi
Articolo tratto da “Il Brescia” 18 Luglio 08
Scrivete la vostra opinione su questo articolo. Io penso che non sia giusto che a smaltire la monnezza dei napoletani , che sia per mafia che per ignoranza non sono stati capaci di smaltire , dobbiamo essere noi bresciani e altre regioni del nord...Che schifo di situazione!!!!!
July 18
« Blues is easy to play, but not to feel. » (Jimi Hendrix) July 17
GIU’ , GIU’ , ANCORA PIU’ GIU’. La freccia dell’ Italia punta inesorabilmente verso sud e non basterà forse la vittoria di Milano su Smirne per l’expo 2015 a fare cambiare la direzione del vento. Perché tutta la nazione viaggia verso l’uscita dall’Europa , dove è l’ultimo in ogni categoria(tranne ke per il consumo di cocaina , che ci vede fieramente in testa tra i territori di tutto il mondo , evvai !!! ) , verso un mediterraneo buio , dove rischia pure sorpassi pericolosi tra qualche anno da parte dei ringalluzziti stati nordafricani. Già , perché quello che scriveva del Sud Antonio Gramsci quasi cent’anni fa (“L’Italia meridionale è una grande disgregazione sociale” , in La questione meridionale , appunto) è diventato un buon ritratto del paese intero , schiacciato come mai da quell’immortale “familismo amorale” che ben sappiamo essere da sempre il male oscuro di noialtri e che basta da solo a spiegare lo stato terrificante delle cose. E’ stata infatti la lotta miope a ogni benché minimo straccio di meritocrazia condotta da generazioni intere di parenti e “amici” (di ogni genere) a provocare e alimentare la “Gomorra” che ci troviamo sotto il culo . Già , proprio quella che Roberto Saviano ha cercato di spiegare a più lettori possibili , riuscendo finalmente a dare luce a quello strano matrimonio tra le varie società parallele (che da sempre strisciano sotto il terreno nazionale) che vecchia e nuova criminalità hanno favorito con vero istinto penetrativo. Per non parlare della società ufficiale , della politica. “I partiti oggi non rappresentano nessuno. Prima avevano una porosità che permetteva loro di sentire il paese” annota Giuseppe De Rita in una recente intervista , “ qualsiasi capo corrente dicci’ sapeva fiutare il territorio. C’erano quelli che si facevano 400 battesimi all’anno e cosi’ incontravano migliaia di persone , quelli con le “clientele” , quelli che “ricevevano” e “raccomandavano”...”. In Piazza San Lorenzo in Lucina , a Roma , tuttora Giulio Andreotti riceve chiunque si presenti al portone , e non ha scorta. Era cosi’ anche quando siamo andati a trovarlo noi , per guardare in faccia quell’Italiazza che non muore mai. Tanto da arrivare pure al cinema , con lo strano film a lui evidentemente dedicato , Il Divo di Paolo Sorrentino , dove il migliore degli attori italiani , Toni Servillo ( anche in Gomorra , di Matteo Garrone , da Saviano ovviamente , pure questo in arrivo) gli darà corpo e sguardo. Se pensiamo poi alla ricorrenza dei 30 anni dall’omicidio di quel Peppino Impastato , morto di mafia , che I Cento Passi portò sullo schermo qualche anno fa , iniziamo a capire come la tendenza sudista stia ritornando a essere nell’immaginario uno strano segno di stile . Una vera attrazione , unica , inimitabile.
C.A. July 16
Ciao a tutti!!!
IL mio nome è Cristian(Lo so ke lo sapete già , ma non sapevo cm iniziare!!!!) , sono un tipo a volte un po’ strano , a volte un po’ rompi balle , a volte un pò esagerato...
...L’unica cosa ke odio veramente è l’ignoranza della gente...Io penso ke se non riesco a vedere una cosa alla tv o sui giornali, non vuol dire ke questa cosa non ci sia...Cercherò di riempire questo blog con tantissime informazioni!!!!Mi piacerebbe molto ke tutti quelli ke visitano il mio blog , anke x caso , lascino un commento!!!!
Bye Bye!!!!! E' una bella prigione , il mondo . ( Shakespeare , Amleto )
Senza un avversario la virtù marcisce . ( Seneca )
La grandezza dell'uomo si misura in base a quel che cerca e all'insistenza con cui egli resta alla ricerca.(Heidegger)
La morte sorride a tutti;un uomo non può far altro che sorriderle di rimando.(Marco Aurelio)
Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima. (Einstein)
Non so cosa sia che rende un uomo più conservatore: non conoscere nulla tranne il presente, o nulla tranne il passato.
[John Maynard Keynes]
"Baci da Dio!". "Beh, si'... Lui ha preso tante cose da me!".
[Woody Allen]
"Oh, sei in analisi". Si' da 15 anni". "15 anni? ". "Si', adesso gli do un altro anno di tempo e poi vado a Lourdes"..
[Woody Allen]
A dar risposte sono capaci tutti, ma a porre le vere domande ci vuole un genio..
[Oscar Wilde]
A me interessa più la mia coscienza che l'opinione degli altri.
[Marco Tullio Cicerone]
A tavola perdonerei chiunque. Anche i miei parenti..
[Oscar Wilde]
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